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Analisi mancate

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Maria Teresa Meli, come scrissi qui, spesse volte non sa di cosa parla (o forse parla in malafede, ma questo non posso saperlo). Specialmente quando si rallegra delle presunte sconfitte delle giovani generazioni politiche. Questa volta ha addirittura affermato, a proposito del sondaggio online dell’Espresso sul prossimo leader del Pd che all’epoca fece molto discutere, che

alcuni, come Pippo Civati, sono stati colti con le mani nel sacco, anzi, nel computer, che si facevano votare da amici, parenti e collaboratori in un sondaggio on line sul futuro leader del Pd.

Ora, chiunque abbia seguito quella vicenda sa che le cose andarono in maniera differente e che, come scrive Luca Sofri

Matteo Orfini fu accusato scioccamente di aver orchestrato un imbroglio a suo favore nel sondaggio, e a polemiche sopite l’Espresso spiegò di aver fatto delle verifiche e aver scoperto che cospicue quantità di voti diretti a diversi candidati (Orfini, Renzi, Serracchiani, Civati e Vendola) erano arrivate dagli stessi indirizzi IP.

Quindi non è che i candidati indicarono alle loro truppe di votarli in massa, ma semplicemente delle falle nel sistema di voto permisero ad alcuni utenti di esprimere un infinito numero di preferenze per il proprio candidato favorito.
La Meli, come minimo, dovrebbe chiedere scusa.

Aggiungo che l’unica considerazione che sarebbe dovuta venire fuori leggendo i risultati di quel sondaggio era (ed è) che i giovani del Partito Democratico sono in grado di prenderselo, questo partito. E che questo bisogno è più che sentito dall’elettorato di centrosinistra.
Purtroppo non l’ho letta da nessuna parte.

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