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Perchè non voti?

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L’ultimo sondaggio realizzato da Tecnè ci dice essenzialmente due cose: la prima è che l’area del non voto ha raggiunto percentuali imbarazzanti. ...

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L’ultimo sondaggio realizzato da Tecnè ci dice essenzialmente due cose: la prima è che l’area del non voto ha raggiunto percentuali imbarazzanti. Come si evince dalla tabella (clicca sull’immagine per ingrandire), ammontano al 44,6% coloro i quali oggi non esprimerebbero una preferenza per un partito:

Come nota Carlo Buttaroni, si tratta di una somma che, per la prima volta, supererebbe l’insieme dei consensi convergenti su opzioni alternative rispetto al governo del Paese.
Considerando gli ultimi dati sulla stima nei confronti dei partiti, questi ultimi dovrebbero fermarsi a riflettere un attimo su ciò che servirebbe realmente a restituire credibilità alla politica italiana. Data l’esperienza ho qualche dubbio a riguardo.
La seconda è che nel frattempo, dal 2008 a oggi, sono cambiate un po’ di cose: la somma dei voti che Pd e Pdl otterrebbero insieme è pari al 27,7% degli aventi diritto, mentre alle ultime Politiche era al 54,7%. Restando in tema, la situazione dei singoli partiti, per il mese di febbraio, sarebbe la seguente:

Il Pdl precipita sempre di più, il Pd è in lieve calo rispetto al mese precedente.
Ma tornando ai dati riguardanti il calo della partecipazione, la spiegazione fornita dallo stesso Buttaroni può aiutarci a capire qualcosa di più in proposito e a fermarci prima di dare semplicistiche, inutili valutazioni:

Ma se è sbagliato pensare di interpretare i sondaggi, come una bocciatura o una promozione, altrettanto sbagliato è interpretare il calo della partecipazione come il manifestarsi di un diffuso sentimento di antipolitica.
Sembra emergere, invece, una forma di apatia verso le tradizionali espressioni della politica, dovuta non tanto alla distanza dai luoghi istituzionali ma al declino di una cultura dell’impegno che aveva segnato profondamente il secolo scorso. Nel calo della partecipazione tradizionale non c’è, infatti, il segnale di un rifiuto, quanto di una trasformazione delle modalità che danno corpo ad atteggiamenti e comportamenti nuovi.

(continua a leggere su T-Mag)

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  • Tenace

    L’articolo di Buttaroni contiene un’analisi seria. Hai fatto bene a segnalarlo.
    Attraversiamo un periodo in cui la democrazia partecipativa esercita un’attrazione maggiore
    della democrazia rappresentativa. Questo non è un male. Anzi è un buon percorso per la formazione
    di una cittadinanza attiva. E’ vero che spesso sono partecipazioni atomizzate, ma è anche vero che
    le occasioni sono tante e chi partecipa per sostenere un’idea compie un atto politico e vorrebbe che la sua
    partecipazione venisse riconosciuta come tale. Questo però non sempre accade. Infatti molto spesso
    una campagna promossa dai cittadini non incide nel processo decisionale del Parlamento. Perché?
    La risposta a questa domanda forse può indicare il percorso che i partiti dovrebbero fare per riavvicinarsi
    alla società civile.

  • http://ilpunzecchiatore ETTORE RUSSO

    CIAO, CARISSIMO! E’ PUR VERO CHE GLI ELETTORI INDECISI E GLI ASTENUTI SUPERANO ATTUALMENTE COLORO CHE COME ME RITENGONO DA SEMPRE KA PARTECIPAZIONE AL VOTO NON SOLO UN DIRITTO MA ANCHE UN DOVERE.
    I CONTINUI SCANDALI, L’ AVVENTO DI BERLUSCONI E L’INEFFICIENZA DEI SUOI GOVERNI, LE FALSE PROMESSE E L’ ATTUALE LEGGE ELETTORALE MINANO LA FIDUCIA DEL CORPO ELETTORALE.
    COME SE NE PUO’ USCIRE: DANDO CREDIBILITA’ ALLE ISTITUZIONI.
    E’ DA TEMPO CHE NEL MIO BLOG ilpunzecchiatore CHE SOSTENGO ALCUNE COSE: la riduzione del numero dei parlamentari, della durata del loro incarico e dei loro stipendi,riportandoli a ciò che percepivano prima della introduzione dell’ euro adottando lo stesso criterio adottato per i lavoratori e i pensioneti,una maggior presenza delle donne e dei giovani ed infine eliminare la immunità parlamentare per i reati di truffa, di falso in bilancio e similari.
    IL POPOLO AVVERTE IL BISOGNO DI PULIZIA E DI FACCE NUOVE. ettore

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