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Twitter è utile, altroché

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Il mio primo pezzo per Mr&Associati: Per diffondere un messaggio, Twitter sarebbe poco utile o, in ogni caso, meno utile, rispetto ad ...

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Il mio primo pezzo per Mr&Associati:

Per diffondere un messaggio, Twitter sarebbe poco utile o, in ogni caso, meno utile, rispetto ad altri strumenti sociali, come Facebook. Almeno stando ai dati di Google Ad Planner (giugno 2012), dato che i visitatori unici mensili di Twitter Italia sarebbero 2,8 milioni, un decimo dei 28 milioni di Facebook Italia. Ma come molte volte accade, un dato nudo e crudo ci dice poco rispetto alla complessità di un fenomeno. In questo caso ci dice poco riguardo al potere di influenza e all’effetto moltiplicatore che l’utente Twitter può avere rispetto a quello di un utente Facebook, per le caratteristiche peculiari dei diversi network, per il modo di viverli e di usarli.

L’era del 2.0 non annulla i meccanismi tipici della formazione delle opinioni nella società. Non nega lo sviluppo a grappoli e le piccole piramidi dell’influenza. Non nega il ruolo di leader d’opinione più o meno “mini” o “local”. Al contrario, le sottoreti si sviluppano, si influenzano e interagiscono. Ritroviamo quindi anche nelle dinamiche della rete e dei social network le caratteristiche della formazione delle élite e dei gruppi di influenza studiate dai grandi sociologi del Novecento, a cominciare da Gaetano Mosca. Anche sui social network le élite godono infatti di una valutazione positiva a livello sociale, che permette loro di avere una posizione di preminenza, per quanto settoriale e specifica. A questo va aggiunto il fatto, assolutamente non secondario, che un Twitter influencer in buona parte dei casi cura un blog o scrive per una importante testata giornalistica. Ha dunque a disposizione una vasta scelta di canali per la diffusione dei messaggi. E tramite quei canali, spesso e volentieri, stimola scientificamente il “brusio delle conversazioni”.

Ciò dovrebbe portarci a valutare le reti per la qualità delle relazioni e non solo per la quantità dei contatti. Dovrebbe spingerci ad analizzare la dinamica interna che i nodi sviluppano con il loro modo di usare la rete. Si conferma dunque quanto è stato messo a fuoco da Emanuel Rosen, tra i più autorevoli esperti di marketing del passaparola, e cioè che i protagonisti della rete sono, appunto, “nodi“: soggetti che, rispetto all’utente medio, hanno una propria rete di collegamenti più ampia, sono più avidi di informazioni e tendono a “parlare” più degli altri.

Anche in questo caso risulta valida e necessaria la distinzione tra target di marketing (a chi voglio “vendere” o chi voglio “convincere”?) e target di comunicazione (a chi voglio comunicare?): Twitter può rappresentare una risorsa più che utile per un comunicatore, poichè egli potrebbe essere in grado di scovare e colpire quei “nodi” (il target di comunicazione, appunto) che a loro volta potrebbero diffondere il messaggio originario su altre piattaforme, sociali e non, raggiungendo gli utenti finali ed innescando l’effetto virale auspicato. Ecco perchè sarebbe superficiale liquidarlo come un giochino per pochi intimi, mentre bisognerebbe, al contrario, provare a sfruttarne al massimo le potenzialità.

(anche su Mr&Associati)

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