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I risultati delle amministrative 2012: cos’è cambiato

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Il voto Amministrativo è difficilmente confrontabile con quello Politico, sia in termini di consensi che per quanto concerne i livelli di partecipazione elettorale. Anzitutto per un problema “geografico”, poichè, nel primo caso, non è l’Italia intera ad essere invitata a recarsi alle urne. E poi per una questione di carattere politico: il rapporto che si instaura tra un cittadino e gli amministratori locali è differente da quello che vige con i parlamentari, per una questione di “vicinanza”. Erano 9,5 milioni gli elettori chiamati ad esprimersi in questa tornata elettorale, contro i 50 milioni circa delle prossime Elezioni Politiche. Si è recato alle urne il 66,9% degli aventi diritto, -7% rispetto alla scorsa tornata elettorale. Cresce l’astensionismo, dunque, in particolare al Nord: -10% a Parma (64,5%), -8% Verona (69,87%), -6% a Genova (56,18%), solo per citare alcuni casi.

Considerando i 26 capoluoghi al voto, il centrosinistra vince al primo turno in tre comuni (La Spezia, Pistoia, Brindisi), il centrodestra trionfa in 2 (Lecce e Gorizia), la Lega in uno (Verona, in realtà è una vittoria tutta di Tosi). Nei restanti 20 comuni si andrà al ballottaggio. È stata decretata la fine del Pdl (-16% nei comuni capoluogo rispetto alle Regionali 2010), partito che, in certe aree del Paese, ha ottenuto percentuali davvero imbarazzanti. Prendiamo le quattro città più importanti in cui si votava: a Genova ha ottenuto il 9,20% dei voti, l’8,25% a Palermo, il 5,29% a Verona, meno del 5% a Parma. Palermo, in particolare, rappresenta una sconfitta personale per il segretario Alfano.

Pessima figura anche per il Terzo Polo: ogni tanto dovremmo ricordarci che l’enorme visibilità mediatica di Casini non corrisponde a un altrettanto grande serbatoio di voti.

Disfatta anche per la Lega, che continua ad arretrare. A Monza, ad esempio, passa dal 20% delle regionali del 2010 al 7,5 % di oggi. Perde in luoghi simbolici, come la roccaforte di Cassano Magnago, comune di nascita di Bossi, o Mozzo, il Paese in cui vive Calderoli.

Il Pd, primo partito nel Paese, è l’unica forza nazionale che regge: governerà nella maggior parte dei comuni chiamati alle urne (anche se arretra dell’8,6% nei comuni capoluogo rispetto alle Regionali del 2010). Mi permetto di dare qualche consiglio a Bersani, alla fine del post.

Tornando alle città più importanti in cui si è votato, a Genova il miglior risultato è quello di Rossi Doria, anche se ha ottenuto meno di quanto ci si aspettava, dato l’ottimo risultato del candidato di Grillo. I risultati di Palermo, come scrive Linkiesta, contribuiscono invece a trasportarci indietro di vent’anni:

Un governo tecnico deve salvare il paese dalla bancarotta. Un movimento populista, che parla una lingua nuova e lontana dalle paludi della vecchia politica mette a soqquadro lo scenario nazionale. Leoluca Orlando vince le elezioni di Palermo. È l’Italia del 1992, e quella del 2012.

Io continuo a pensare che sia vergognoso che il Pd (è questa la nota dolente di queste elezioni) non sia riuscito a conquistare questa città, dopo gli sfracelli di Cammarata. In Sicilia i Democratici sono al collasso, e purtroppo non ci sono segnali di ripresa. In ogni caso: Orlando è al 47% e Ferrandelli al 17%, staremo a vedere (smentite le voci riguardanti errori nel conteggio*).

Il Movimento 5 Stelle è oramai una realtà consolidatissima. A Parma conquista uno storico ballottaggio (raccogliendo il 20,6%), a Genova, città di Grillo, sfiora la stessa impresa e nel frattempo fa eleggere il suo primo Sindaco a Sarego (sede del parlamento padano, tra l’altro).

Come spiegato sul blog di Lerner, il voto amministrativo designa uno scenario a metà tra la frammentazione e la radicalizzazione greca, con un preoccupante incremento dell’astensionismo, e il cambiamento francese.
A proposito di quest’ultimo punto, spero che la vittoria di Hollande serva al centrosinistra italiano per prendere finalmente posizioni nette, chiare. Cerchiamo di afferrarla sul serio, questa voglia di cambiamento. Occorre, come scrive Pippo, modernizzare una proposta politica del campo progressista che non è ancora emersa con chiarezza. Basta farsi trasportare dal vento che soffia, essendo quel vento positivo.
Per arrivare a gonfie vele all’appuntamento più importante: quello con il Paese.

p.s.
*Alla fine gli uffici elettorali di Palermo non l’avevano fatta grossa.


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